Iter giuridico

Iter giuridico 

 

L’Inchiesta Diocesana si svolse presso il Vicariato di Roma (Italia), dal 22 ottobre 2010 al 5 luglio 2013, in centoquarantasei Sessioni, con la raccolta delle prove documentali e l’escussione di centododici testi.

La validità giuridica dell’Inchiesta fu riconosciuta con il Decreto del 22 novembre 2013.

Congresso dei consultori teologi

Si svolse il 13 dicembre 2016. I Consultori sottolinearono che la vita del Venerabile Servo di Dio fu costellata da vicende attraverso le quali compì un cammino di fede accompagnato dalla speranza cristiana. La sua missione fu caratterizzata da un’intensa attività pastorale e sociale che solo in parte venne interrotta durante la lunga prigionia.

I Teologi si soffermarono sul difficile e lungo periodo di detenzione del Venerabile Servo di Dio. Scopo del carcere era di annientare psicologicamente gli avversari del regime comunista. Le condizioni in cui venivano costretti i detenuti erano disumane; cionondimeno, il Venerabile Servo di Dio lottò per non precipitare nella disperazione, aggrappandosi alla Parola di Dio e all’Eucaristia.

Durante la prigionia si unì spiritualmente alla Vergine Maria, cercò di ricordare a memoria passi della Bibbia e coltivò la devozione a Santa Teresa di Lisieux. Tentò di instaurare buoni rapporti con le guardie, alcune delle quali si convertirono al cattolicesimo.

Dopo la liberazione si recò in visita a diverse famiglie dei suoi ex-carcerieri, portando parole di comprensione e conforto. Esercitò la carità in grado eroico sino ad amare i propri nemici. Fu uomo del perdono e della riconciliazione; cercava di costruire ponti anche con coloro che lo contrastavano.

La Croce fu compagna costante della sua vita e lo unì a Cristo nella passione corporale e spirituale. Gli ultimi anni furono segnati dalla sofferenza della malattia.

Al termine del dibattito, tutti i Consultori diedero voto affermativo, circa l'esercizio eroico delle virtù da parte del Servo di Dio.

Sessione ordinaria dei cardinali e dei vescovi

Si riunì il 2 maggio 2017. L’Ecc.mo Ponente, dopo aver ripercorso l’iter della Causa e tratteggiato il profilo biografico del Venerabile Servo di Dio, mise in rilievo la profondità della sua vita spirituale.

Fu un uomo di grande vita interiore, di intensa preghiera, di frequentazione dei Sacramenti, di meditazione della Sacra Scrittura, di riflessione sul Magistero della Chiesa. La fede del Venerabile Servo di Dio maturò nella prova del carcere e non gli fece smarrire la sanità mentale.

Uscito dal carcere, esercitò la misericordia, perdonando i suoi nemici. Divenne un ascoltato oratore anche fuori dall’ambiente ecclesiastico, perché le sue parole erano rese autentiche da una vita serena, sobria e umile, disponibile al dialogo con altre culture e religioni.

Durante i tredici anni di prigionia, la fede nutrì la speranza e, quest’ultima, si trasformò in amore, da offrire a Dio e anche ai persecutori. Visse la speranza sul suo letto di sofferenza e continuò a trasmettere pace e gioia a coloro che andavano a visitarlo.

Il Servo di Dio fu un eccezionale testimone dell’Amore di Cristo per la Chiesa, di una carità senza limiti e un profeta autentico e credibile del Vangelo.

Al termine della Relazione dell’Ecc.mo Ponente, che concluse constare de heroicitate virtutum, gli Em.mi ed Ecc.mi Padri risposero unanimemente al dubbio con sentenza affermativa.