XXIV Anniversario della nascita al Cielo del Cardinale François-Xavier Nguyễn Văn Thuận

Celebrazioni, eventi, pellegrinaggi in diversi Paesi


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Nel giorno del 24° Anniversario della nascita al cielo del Venerabile Cardinale François-Xavier Nguyễn Văn Thuận, il ricordo della sua vicenda umana e spirituale accende iniziative di preghiera, pellegrinaggi, convegni e celebrazioni eucaristiche in Vietnam e in diversi Paesi del mondo. La Chiesa universale e i devoti del Cardinale Văn Thuận si riuniscono per esprimere la propria gratitudine a Dio per il dono di questo indomito “testimone della speranza” e per rimarcare l’attualità del suo messaggio universale.

Nella giornata, il Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale ha ricordato il cardinale vietnamita nella celebrazione della Santa Messa comunitaria, con l’Omelia di Mons. Christian Barone, che ha osservato:  "Se c’è una cosa che possiamo comprendere dalla parabola esistenziale di quest’uomo, è che riesce a trovare nella limitazione di ogni possibilità di esercizio del suo ministero la via sublime dell’amore, che lo porta ad attraversare quegli anni non in attesa di qualcosa, ma come una condizione in cui Cristo viene a visitarlo”. 

Partendo dalle letture del giorno, con riferimento al Vangelo di Luca (Lc 7,31-35) e alla prima lettera di San Paolo apostolo ai Corìnzi (1Cor 12,31-13,13), che ci spingono a chiederci “dove riconosciamo la presenza di Dio? Quali sono i segni attraverso i quali ci aspettiamo di cogliere il suo agire nella nostra vita?”, Mons. Barone ha messo in luce un “paradosso forte: si può riconoscere Dio nello straordinario di un carisma e non riconoscere ciò che la sua presenza domanda nella concretezza di una relazione. Si può celebrare il Corpo di Cristo e, nello stesso tempo, ferire quel corpo attraverso le divisioni della comunità”.

“Un dono dello Spirito – ha osservato - è autenticamente tale quando edifica il corpo di Cristo, quando accresce la comunione”. In effetti, i carismi sono strumenti: “Hanno valore nella misura in cui conducono all’edificazione della comunità e diventano strumenti dell’amore”. E’ proprio in questa chiave – ha spiegato Mons. Barone – che possiamo leggere la vicenda umana e spirituale del Cardinale François-Xavier Nguyễn Văn Thuận. 

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Eucharist wine containers in prison

Era stato da poco nominato arcivescovo coadiutore di Saigon, quando, nel 1975, fu arrestato e costretto a trascorre tredici anni in prigionia, di cui nove in isolamento: “Aveva davanti a sé una diocesi, un popolo che gli veniva affidato, progetti pastorali, desideri, responsabilità. Improvvisamente tutto questo diventa impossibile. [...] Non poteva governare la sua Chiesa, predicare al suo popolo, visitare le comunità, realizzare ciò che aveva progettato. Tutto ciò che egli pensava costituisse il modo concreto di servire Dio gli veniva sottratto”.

Fu nel dolore per l’impossibilità di esercitare il suo ministero e i suoi doni, che Văn Thuận colse che “rimaneva aperta la «via più sublime»: la possibilità di vivere quel tempo nella carità”. Una carità che trovò alimento nell’Eucaristia, celebrata nel palmo della mano, con tre gocce di vino ed una goccia d’acqua, e alcune ostie nascoste in una fiaccola.

“L’immagine – ha osservato Mons. Barone - è di una semplicità impressionante. Non ha più la sua cattedrale, non ha un altare, non ha davanti a sé il popolo che gli era stato affidato. Ha soltanto il palmo di una mano. Eppure, proprio lì riconosce la presenza di Cristo”.

Ed ecco allora che quel carisma porta frutti di unità: “Con il tempo, attorno a quell’Eucaristia si raccoglieranno altri prigionieri. Il pane consacrato passerà da un carcerato all’altro; durante la notte verrà conservato e adorato. Dentro una situazione costruita per isolare gli uomini gli uni dagli altri nasce lentamente una comunione. [...] Attorno a quell’Eucaristia la via ordinaria della carità ricostruisce una comunione e rende visibile il corpo di Cristo”.

Van Thuân aveva compreso “che anche quel giorno, il giorno che non aveva scelto, poteva diventare un luogo nel quale incontrare Cristo e amare gli uomini che gli erano affidati”.

“Il cammino della speranza di cui parlerà tante volte – ha concluso Mons. Barone - nasce anche da questa scoperta: la speranza cristiana non consiste soltanto nell’attesa di un futuro diverso; nasce dalla possibilità di vivere con Cristo il tempo presente”.

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Per ricordare la figura del Cardinale François-Xavier Nguyễn Văn Thuận, nel giorno del XXIV Anniversario della sua morte, una celebrazione eucaristica si è svolta presso la Chiesa di Santa Maria della Scala, nel quartiere romano di Trastevere, dove riposano le spoglie del Cardinale.

La Santa Messa è stata presieduta da Mons. Francesco Pesce, Direttore dell’Ufficio per la Pastorale sociale, del lavoro e della cura del creato della Diocesi di Roma. Erano presenti devoti provenienti da diversi Paesi e membri della comunità cattolica vietnamita di Roma.

Nell’Omelia, Mons. Pesce ha ricordato che “San Giovanni Paolo II, celebrando il suo funerale, disse che Văn Thuận aveva vissuto tutta la sua vita sotto il segno della speranza”. Egli “aveva pochissimo, ma aveva Gesù, e questo gli bastava per continuare a sperare”. E quel poco, nelle mani di Dio, “è diventato testimonianza per il mondo intero”.

“Questa è una delle intuizioni spirituali più belle di Văn Thuận – ha osservato Mons. Pesce: non aspettare che la vita cambi per vivere, non aspettare domani per incontrare Dio”.

La sua vicenda umana e spirituale – ha concluso – “ci insegna che si può essere liberi anche in una prigione, poveri eppure ricchi, feriti eppure capaci di amare, perseguitati eppure capaci di perdonare”.